Passion

Quando ho iniziato a fare questo mestiere ero molto giovane e pieno di passione a tal punto che passavo tutta la settimana sul camion anche se effettivamente non ce n'era alcun bisogno, visto che il lavoro che facevo mi avrebbe permesso di rientrare tutte le sere. Non vedevo l'ora di stare sul camion, e viverlo appieno, mangiare sul camion, dormire sul camion. Avevo la necessità di sfamare la passione che mi bruciava dentro. Oggi la mia passione non è cambiata di molto, certo oggi è maturata ed è meno affamata, in questi anni ho cercato di conciliare la mia passione con il lavoro.

Credo che se dovessi essere costretto a stare lontano mesi e mesi dal camion e dalla strada andrei in crisi d'astinenza sarei capace di fare viaggi gratis se mi venisse chiesto. Si, parlo di astinenza perché il camion e la strada sono delle droghe, ti entrano nel sangue e non riesci più a farne a meno. Anni addietro ho provato a smettere di viaggiare, spinto da quella cosa dice " che tiri più di un carro di buoi" , ma non ce l'ho fatta, pur essendo sempre su un camion e facendo edilizia, mi sembrava di essere in una gabbia, cosi ho mandato a quel paese sia il lavoro che non era un granchè (e quindi non ho perso niente) che la donna che mi aveva imposto questa scelta egoisticamente.
Non tutti i camionisti hanno questa malattia, oggi molti non vogliono dormire sul camion, fare viaggi scomodi, fare tardi e quindi vogliono tornare tutte le sere a casa per cena. Altri si inventano di coniugare il sindacalismo col guidare un camion: no comment, lascio a voi pensare cosa ne può venire fuori!! Non entro nel merito perché odio i sindacalisti della nostra categoria. Altri ancora riescono a monetizzare tutto, addirittura anche spostamenti di 4 o 5 km per fare un secondo scarico.

La mia passione non mi permette di monetizzare ogni fase del mio lavoro, durante i miei viaggi io provo emozioni e stati d'animo che mi fanno stare bene. Ogni giorno mentre percorro chilometri di asfalto nero mi sento libero, certo non libero come Christopher Mc Candless nel film "Into the wild" , la sua è stata una scelta di libertà estrema e come tutte le cose estreme ha avuto un prezzo da pagare, ma una libertà che mi permette di staccare dai parametri delle linee obbligate che la nostra società ci impone.
Sul camion vivo la solitudine di cui ho bisogno, quella solitudine che mi permette di ricaricarmi per poter affrontare meglio che posso le difficoltà della vita quotidiana. Mio padre è della classe del 1929 e ha sempre fatto il camionista. Io sono cresciuto ammirando quella generazione di camionisti che viaggiavano giorno e notte, con le coperte sulle gambe nel periodo invernale e i finestrini completamente aperti d'estate, che partivano la domenica sera e rientravano il sabato pomeriggio, che la domenica mattina facevano manutenzione e il pomeriggio facevano scommesse su chi era il migliore a fare retromarcia con il 690 quattro e quattro. distribuendo birilli distanziati uno dall'altro e zigzagandoci intorno.
Oggi molti vogliono tenere uno stile di vita standard, poter uscire la sera durante la settimana, per il cinema o semplicemente andare a bere qualcosa con gli amici, ecc, ecc. Quindi fanno fatica a coniugare il loro standard di vita con la vita da camionista e sono coloro che incontri in giro nervosi ed esauriti, che ti parlano di casa prima ancora di partire.